Caratteristico borgo medioevale, Guardia Piemontese è conosciuta soprattutto come stazione termale. Le Terme Luigiane, ben organizzate e molto frequentate, sono classificate al massimo livello qualitativo ed offrono un trattamento completo e idoneo per una vasta gamma di indicazioni terapeutiche. Il centro storico ricorda con molti monumenti la strage dei valdesi avvenuta nel 1560, infatti a ricordo di ciò qui si incontra la "Porta del Sangue". Inoltre questo è un importante snodo stradale, perché dalla marina allacciata alla SS 18 , si stacca la superstrada delle Terme, così denominata perché si dirige verso le Terme di Spezzano Albanese e le Terme di Cassano, per giungere fino al mar Ionio. Da vedere:E' inevitabile, giungendo a Guardia Piemontese, soffermarsi davanti alla Porta del Sangue il cui nome è legato indissolubilmente alla strage dei Valdesi il cui innocente sangue si riversò dal Castello fino alla porta stessa e da lì verso il mare. Ma tutta la parte centrale dell'abitato è di grande interesse storico e architettonico. La chiesa Domenicana conserva l'antico coro ligneo del XVI-XVII sec. Notevoli le iniziative a supporto del recupero della storia e della tradizione: in quest'ottica sono da visitare il Centro di Cultura "Giovan Luigi Pascale" e il Museo della Civiltà Contadina. Il belvedere di Guardia, il punto più alto è quello dell'antica Torre, è uno dei più incredibili di tutta la Calabria: nelle giornate di buona visibilità si riesce a dominare tutta la costa che va da Capo Vaticano a Capo Palinuro. Guardia Piemontese è punto di partenza di ottimi itinerari naturalistici anche di facile percorribilità. Eventi:Il patrono di Guardia è S. Andrea Apostolo che viene festeggiato il 30 novembre. A settembre si tiene il Festival del documentario sulle minoranze, la cui prima edizione si è svolta nel 1999. La gastronomia è piuttosto ricca e, per ciò che concerne i dolci, spiccano le "pittule" e le "crocette" preparate in concomitanza con il Natale. Caratteristico borgo medioevale, Guardia Piemontese è conosciuta soprattutto come stazione termale. Le Terme Luigiane, ben organizzate e molto frequentate, sono classificate al massimo livello qualitativo ed offrono un trattamento completo e idoneo per una vasta gamma di indicazioni terapeutiche. Il centro storico ricorda con molti monumenti la strage dei valdesi avvenuta nel 1560, infatti a ricordo di ciò qui si incontra la "Porta del Sangue". Inoltre questo è un importante snodo stradale, perché dalla marina allacciata alla SS 18 , si stacca la superstrada delle Terme, così denominata perché si dirige verso le Terme di Spezzano Albanese e le Terme di Cassano, per giungere fino al mar Ionio. Da vedere:E' inevitabile, giungendo a Guardia Piemontese, soffermarsi davanti alla Porta del Sangue il cui nome è legato indissolubilmente alla strage dei Valdesi il cui innocente sangue si riversò dal Castello fino alla porta stessa e da lì verso il mare. Ma tutta la parte centrale dell'abitato è di grande interesse storico e architettonico. La chiesa Domenicana conserva l'antico coro ligneo del XVI-XVII sec. Notevoli le iniziative a supporto del recupero della storia e della tradizione: in quest'ottica sono da visitare il Centro di Cultura "Giovan Luigi Pascale" e il Museo della Civiltà Contadina. Il belvedere di Guardia, il punto più alto è quello dell'antica Torre, è uno dei più incredibili di tutta la Calabria: nelle giornate di buona visibilità si riesce a dominare tutta la costa che va da Capo Vaticano a Capo Palinuro. Guardia Piemontese è punto di partenza di ottimi itinerari naturalistici anche di facile percorribilità. Eventi:Il patrono di Guardia è S. Andrea Apostolo che viene festeggiato il 30 novembre. A settembre si tiene il Festival del documentario sulle minoranze, la cui prima edizione si è svolta nel 1999. La gastronomia è piuttosto ricca e, per ciò che concerne i dolci, spiccano le "pittule" e le "crocette" preparate in concomitanza con il Natale.
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venerdì 29 gennaio 2010
giovedì 28 gennaio 2010
Paola

Città che ha dato i natali al Santo Patrono della Calabria "SAN FRANCESCO DI PAOLA", e insieme meta religiosa, culturale e turistica.Al santuario si possono ammirare i luoghi legati alla vita del Santo, molto ben conservati e oggetto di culto e di pellegrinaggio dei fedeli come la Cappella, il Chiostro e la biblioteca all'annesso Monastero. Paola è anche un importante snodo ferroviario, con tutti i treni a lunga percorrenza per tutte le direzioni. Grande importanza anche dal punto di vista viario, con la superstrada Silana-Crotonese, infatti è possibile giungere agevolmente alla città capoluogo Cosenza in trenta minuti e proseguire per l'altopiano della Sila in un'ora per arrivare fino a Crotone sul mar Ionio dopo poco meno di due ore in un alternarsi di scenari paesaggistici e naturalistici assolutamente unici. Da vedere:Il Santuario di S. Francesco è senza dubbio il monumento più significativo di Paola. Il Santuario risale al 1595 ed ospita le reliquie del Santo. Nel centro storico ci sono poi interessanti chiese: la chiesa della Madonna di Montevergine; la chiesa del Rosario; la chiesa Matrice; la chiesa di S. Franceschiello che ha un bel portale in arenaria; la chiesa di S. Caterina con un portale del 1493 e infine la casa natale del Santo, in piazza XXIV Maggio, ora trasformata in chiesa. Degni di nota i ruderi del castello aragonese con una torre cilindrica e una torre costiera del secolo XVI. Straordinariamente importante per la comprensione della pittura bizantina in Calabria, la chiesa di Sotterra in contrada Gaudimare ai confini con Fuscaldo. L'impianto, venuto alla luce nel 1876, è stato studiato con attenzione dall'archeologo paolo Orsi negli anni '20. All'interno dell'ipogeo tre cieli di pitture di cui alcune risalgono al X secolo.Si consiglia il "giro dei miracoli", itinerario che tocca i luoghi in cui compì eventi prodigiosi. Di estremo interesse tutto il centro storico di Paola. Vi si accede per la porta detta di S. Francesco. Attraversata la porta c'è la piazza del popolo con al centro la bella fontana in pietra arenaria che risale al 1600. Eventi:La festa patronale è, ovviamente, il 2 aprile e tra le manifestazioni più importante c'è la processione a mare. In agosto hanno luogo manifestazioni culturali e gare sportive.
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mercoledì 27 gennaio 2010
Santa Maria del cedro

S. Maria del Cedro si trova fra Scalea e Cirella. Il centro storico è ubicato alla fine della vallata verde di cedriere ed uliveti, ad un'altura di appena 116 mt s.l.m. e a 2 Km dalla litoranea. Lungo la costa invece si sta sviluppando la zona marina.Il Paese è famoso, e lo si deduce anche dal nome, per le coltivazioni di cedro, che qui sono abbondanti e con frutti raffinati. Questa particolare caratteristica è favorita dal clima umido e mite della zona e dalla favorevole posizione geografica che consentono la maturazione del frutto, sono pochi infatti i posti al mondo dove si produce questo agrume. La non elevata altitudine sul livello del mare e il clima mite e salubre fanno di Santa Maria del Cedro uno dei centri più graditi dai turisti. Il paese è graziosamente inserito alla finedi una vallata verde di cedriere e uliveti, da cui si diffonde un profumo intenso e inimitabile.
Da vedere:Le sue origini risalgono alla metà del XVII secolo, grazie all’abbandono forzato del paese di Abatemarco in seguito alla distruzione dall’omonimo fiume. A Marcellina frazione di Santa Maria del Cedro, si possono ammirare i resti della vecchia subcolonia della magna grecia di nome Laos. La ricerca archeologica ha portato alla luce un impianto urbano di origine greca dai notevoli spazi. Altri edifici di interesse sono i ruderi del Castello dell'Abatemarco, in prossimità dell'omonimo fiume, sulla strada che conduce a Marcellina e a Verbicaro, il Carcere dell'Impresa, costruzione del '500, dove la vegetazione è rigogliosa e vivono ancora specie protette di fauna e flora ed in cui abitò tra gli altri agli inizi del sec. XIX il grande matematico Giovanni Langillotta e la torre di difesa bizantina (altre torri difensive della stessa epoca nell'agro comunale sono la torre Longa e quella di Nucito).
Eventi:Sagra del cedro: si svolge nel mese di agosto nel centro storico, con degustazione di prodotti a base di cedro realizzati dalle aziende artigiane locali.Festa “S. Michele” il Santo Patrono, si festeggia il 29 settembre.Festa del “perciavut” tradizionale festa del vino novello. In tutti i bar e locali della zona si trovano gelati e granite di cedro. Immancabili, in ogni casa, liquori e infusi di cedro.
Da vedere:Le sue origini risalgono alla metà del XVII secolo, grazie all’abbandono forzato del paese di Abatemarco in seguito alla distruzione dall’omonimo fiume. A Marcellina frazione di Santa Maria del Cedro, si possono ammirare i resti della vecchia subcolonia della magna grecia di nome Laos. La ricerca archeologica ha portato alla luce un impianto urbano di origine greca dai notevoli spazi. Altri edifici di interesse sono i ruderi del Castello dell'Abatemarco, in prossimità dell'omonimo fiume, sulla strada che conduce a Marcellina e a Verbicaro, il Carcere dell'Impresa, costruzione del '500, dove la vegetazione è rigogliosa e vivono ancora specie protette di fauna e flora ed in cui abitò tra gli altri agli inizi del sec. XIX il grande matematico Giovanni Langillotta e la torre di difesa bizantina (altre torri difensive della stessa epoca nell'agro comunale sono la torre Longa e quella di Nucito).
Eventi:Sagra del cedro: si svolge nel mese di agosto nel centro storico, con degustazione di prodotti a base di cedro realizzati dalle aziende artigiane locali.Festa “S. Michele” il Santo Patrono, si festeggia il 29 settembre.Festa del “perciavut” tradizionale festa del vino novello. In tutti i bar e locali della zona si trovano gelati e granite di cedro. Immancabili, in ogni casa, liquori e infusi di cedro.
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venerdì 22 gennaio 2010
Scale
Scalea è uno dei paesi più antichi dell'alto Tirreno Cosentino situato a 109 Km del capoluogo Cosenza , a 25 m. sulla costa tirrenica, alla destra della foce del fiume Lao conta circa 10000 abitanti. E' il tipico borgo medioevale costiero predisposto per la difesa dalle incursioni. Cittadina moderna situata proprio sul Tirreno e attraversata dalla SS 18, Scalea è un centro turistico molto frequentato e sul suo territorio sono presenti molte strutture ricettive che soddisfano tutte le richieste dei turisti. Ottimo centro per la pesca subacquea e per la pratica di tutti gli sport marini e nautici.La parte vecchia si stende a gradinata sul promontorio, muovendosi in un intrigo di suggestive viuzze con scale e passaggi stretti si giunge alla sommità dell'abitato dove si trovano i ruderi del castello normanno.Da vedere:Oltre l’innumerevole numero di grotte marine la cittadina è dotata di lunghe spiagge che costituiscono la grande attrattiva del turismo estivo.Tra le risorse storiche: Palazzo dei Principi dimora del principe di Scalea Francesco Spinelli, numerosi ruderi di ville romane di epoca imperiale, il Castello normanno, costruito sui resti di una rocca longobarda, fu ingrandito da Ruggiero d'Altavilla, la Torre di Giuda, la Torre Talao di cui le grotte furono abitate dagli uomini della preistoria 40.000 anni fa, Torre Cimalonga o torre di Guardia aragonese fu costruita nel XV sec, per migliorare il sistema difensivo del paese.
Eventi:Premio letterario europeo “Città di Scalea” , Motoraduno Internazionale “Città di Scalea, “Tornei internazionali di calcio Riviera dei Cedri”, Festa “U Pann i Santa Lucia”, Festa “Madonna del Carmine”, Festa “Madonna del Lauro”, Festival nazionale della fisarmonica, Mercatino delle pulci, settimana dell’artigianato artistico.
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giovedì 21 gennaio 2010
Sangineto

Secondo la tradizione Sangineto deriva dall’antica Tigella o Tileto città fondata dai discendenti del mitico re dell’Arcadia, Licaone. Le notizie più antiche e storicamente accertate, parlano di un discendente di Giovanni di Moufort Ruggero di Sangineto che ottenne il feudo omonimo verso il 1270. Attualmente il paese conta una popolazione di 1.407 abitanti su un territorio di 27,50 kmq.
Da vedere:Il castello del Sangineto, poi Giunti, (sec. XIV.XVI) è dotato di torri angolari cilindriche e di un arioso loggiato cinquecentesco, la Chiesa parrocchiale trecentesca, conserva un portale gotico con arcata in pietra tufacea del XIV secolo. Interessanti le Grotte In una località chiamata appunto Grotte) dove si pensa si siano insediati i monaci basiliani scacciati dalla Sicilia nell’ottavo secolo. Il territorio appartiene al complesso montuoso dei monti di Orsomarso e Verbicaro a cui appartengono il monte Cannitello e La Castelluccia. Sempre all’interno del territorio è possibile ammirare il torrente Sangineto con le sorgenti Carriero e Petrosa e il lago La Penna.
Eventi:Il 24 e 25 gennaio fiera e festa della Madonna del Rosario con processione religiosa. Il 19 marzo festa di S. Giuseppe. Il 29 giugno festa dei SS. Pietro e Paolo. Il 16 luglio festa della Madonna del Carmine con processione religiosa. Il 5 agosto festa patronale della Madonna della Neve. La seconda domenica d'agosto festa di S. Francesco di Paola con processione religiosa, fiaccolata e fuochi pirotecnici. Il 29 settembre festa di S. Michele Arcangelo con processione, fiera e fuochi pirotecnici. Il 13 dicembre festa di S. Lucia con processione religiosa.
Da vedere:Il castello del Sangineto, poi Giunti, (sec. XIV.XVI) è dotato di torri angolari cilindriche e di un arioso loggiato cinquecentesco, la Chiesa parrocchiale trecentesca, conserva un portale gotico con arcata in pietra tufacea del XIV secolo. Interessanti le Grotte In una località chiamata appunto Grotte) dove si pensa si siano insediati i monaci basiliani scacciati dalla Sicilia nell’ottavo secolo. Il territorio appartiene al complesso montuoso dei monti di Orsomarso e Verbicaro a cui appartengono il monte Cannitello e La Castelluccia. Sempre all’interno del territorio è possibile ammirare il torrente Sangineto con le sorgenti Carriero e Petrosa e il lago La Penna.
Eventi:Il 24 e 25 gennaio fiera e festa della Madonna del Rosario con processione religiosa. Il 19 marzo festa di S. Giuseppe. Il 29 giugno festa dei SS. Pietro e Paolo. Il 16 luglio festa della Madonna del Carmine con processione religiosa. Il 5 agosto festa patronale della Madonna della Neve. La seconda domenica d'agosto festa di S. Francesco di Paola con processione religiosa, fiaccolata e fuochi pirotecnici. Il 29 settembre festa di S. Michele Arcangelo con processione, fiera e fuochi pirotecnici. Il 13 dicembre festa di S. Lucia con processione religiosa.
Cetraro

Di origini antichissime, Cetraro probabilmente fu la prima città marittima bruzia. La storia di Cetraro è tipica delle antiche città di mare. Invasa, derubata, in parte distrutta e comunque strenuamente difesa. Oggetto del desiderio dei barbari invasori, Cetraro più volte combattè nel tempo per difendere i suoi beni, la sua gente, il suo orgoglio. Un tempo l'antica grandezza cetrarese era dovuta non solo ai fiorenti commerci, ma soprattutto alla esistenza di un comodo e sicuro porto naturale, posto alla foce del fiume Aron, che accarezza la fiancata del promontorio su cui è collocata la città. Cetraro, nel tempo appartenne al Normanno Roberto il Guiscardo, quindi all'Abbazia benedettina di Montecassino nel 1086, che l'amministrava attraverso l'opera di un Vicario che, aveva la propria sede nel palazzo,costruito nel 1091 e localizzato nel Centro Storico. All'inizio del XVI sec., Cetraro ha vissuto momenti floridi sia economici che politici ma soprattutto culturali.
Da vedere:Il centro storico è ricco di viuzze, archi e suggestivi scorci. L’accesso alla città avviene attraverso le tre porte: di Mare, di Basso e di Sopra, che testimoniano il tempo in cui Cetraro era una cittadina fortificata. I principali monumenti spesso si trovano in deliziose piazzette dai suggestivi nomi: "a giorgia", un tempo sede del mercato, "miezzu a curta" posta al centro del borgo vecchio. La chiesa del Ritiro offre cospicui elementi gotici (portale e resti dell'antico chiostro) e conserva una pala marmorea d'altare e due statue cinquecentesche. La chiesa arcipretale di S. Benedetto, ampiamente ripresa in epoca barocca, custodisce un coro ligneo settecentesco e interessanti affreschi sulla volta e sull'altare maggiore. La chiesa dei Cappuccini ospita cinque tele di Bernardo Azzolini, del 1600, e intagli di artisti locali. Assai caratteristica è la «marinarìa», un'intricata casbha di viuzze nel centro storico benedettino. Una suggestiva escursione si può fare recandosi al Santuario della Madonna della Serra.La strada che bisogna «prendere» è lungo il tratto che porta dalla marina al paese; non è sempre agevole; il Santuario è aperto solo nei mesi estivi ma dalla collina si gode un panorama incantevole. Meravigliosa la zona costiera con le grotte delle Colonne e dei Rizzi
Eventi:Moda Mare E' una manifestazione che si svolge tutti gli anni al Porto di Cetraro: è patrocinata dal Comune di Cetraro, dalla Provincia di Cosenza e dalla regione Calabria. E' un concorso al quale partecipano giovani stilisti che propongono le proprie creazioni: la sfilata è sottoposta al giudizio di una giuria per cui ad ogni manifestazione vi è un vincitore. Oltre alla sfilata di moda, vi è un vero e proprio show musicale con ospiti e ballerini. Nelle scorse edizioni hanno partecipato come ospiti Loredana Bertè, Anna Tatangelo, Miou Miou, Gigi D'Alessio e tanti altri. Inoltre la manifestazione è stata sempre presentata da grossi nomi della Tv quali Patrizia Rossetti, Vanessa Incontrada, Eleonoire Casalegno, Vittoria Belvedere, Elisabetta Gregoraci.Festa patronale San Benedetto Abate - 11 luglio. Per questa ricorrenza la proloco organizza il torneo dei rioni.Alla gara partecipano tutte le contrade del paese.Festival dei corti “Riviera dei Cedri” La manifestazione si svolge ogni anno in agosto nei gardini di Palazzo del Trono.
Da vedere:Il centro storico è ricco di viuzze, archi e suggestivi scorci. L’accesso alla città avviene attraverso le tre porte: di Mare, di Basso e di Sopra, che testimoniano il tempo in cui Cetraro era una cittadina fortificata. I principali monumenti spesso si trovano in deliziose piazzette dai suggestivi nomi: "a giorgia", un tempo sede del mercato, "miezzu a curta" posta al centro del borgo vecchio. La chiesa del Ritiro offre cospicui elementi gotici (portale e resti dell'antico chiostro) e conserva una pala marmorea d'altare e due statue cinquecentesche. La chiesa arcipretale di S. Benedetto, ampiamente ripresa in epoca barocca, custodisce un coro ligneo settecentesco e interessanti affreschi sulla volta e sull'altare maggiore. La chiesa dei Cappuccini ospita cinque tele di Bernardo Azzolini, del 1600, e intagli di artisti locali. Assai caratteristica è la «marinarìa», un'intricata casbha di viuzze nel centro storico benedettino. Una suggestiva escursione si può fare recandosi al Santuario della Madonna della Serra.La strada che bisogna «prendere» è lungo il tratto che porta dalla marina al paese; non è sempre agevole; il Santuario è aperto solo nei mesi estivi ma dalla collina si gode un panorama incantevole. Meravigliosa la zona costiera con le grotte delle Colonne e dei Rizzi
Eventi:Moda Mare E' una manifestazione che si svolge tutti gli anni al Porto di Cetraro: è patrocinata dal Comune di Cetraro, dalla Provincia di Cosenza e dalla regione Calabria. E' un concorso al quale partecipano giovani stilisti che propongono le proprie creazioni: la sfilata è sottoposta al giudizio di una giuria per cui ad ogni manifestazione vi è un vincitore. Oltre alla sfilata di moda, vi è un vero e proprio show musicale con ospiti e ballerini. Nelle scorse edizioni hanno partecipato come ospiti Loredana Bertè, Anna Tatangelo, Miou Miou, Gigi D'Alessio e tanti altri. Inoltre la manifestazione è stata sempre presentata da grossi nomi della Tv quali Patrizia Rossetti, Vanessa Incontrada, Eleonoire Casalegno, Vittoria Belvedere, Elisabetta Gregoraci.Festa patronale San Benedetto Abate - 11 luglio. Per questa ricorrenza la proloco organizza il torneo dei rioni.Alla gara partecipano tutte le contrade del paese.Festival dei corti “Riviera dei Cedri” La manifestazione si svolge ogni anno in agosto nei gardini di Palazzo del Trono.
martedì 19 gennaio 2010
Peperoncino Festival

Il marchio distintivo di Diamante è senza dubbio collegabile alla tradizione del peperoncino, che viene celebrato con uno speciale Festival Nazionale che si svolge nella prima settimana del mese di settembre e raccoglie i principali produttori della zona.
Stand, degustazioni e speciali ricette accompagnano curiosi e addetti ai lavori; non a caso proprio nella “città dei murales” ha sede la speciale Accademia Nazionale del Peperoncino. Negozi, bar, esercizi commerciali e l’intero paese si uniscono nel festeggiare con speciali addobbi e gadget il prodotto tipico locale per eccellenza, che domina la scena in un vero e proprio teatro improvvisato per le vie del centro, con il seguito di postazioni gastronomiche ricche di tutte le prelibatezze piccanti, a base di peperoncino.
Spettacoli, danze, musica (come l’evento collaterale Peperoncino Jazz Festival) si uniscono in un corollario di suoni, calori e atmosfere, nelle calde notti calabre. Tutto si svolge all’aperto: degustazioni di specialità piccanti, piatti della tradizione e le ultime “novità infuocate”.
Oltre ai “laboratori del gusto”, a mostre di pittura e fotografia, vi è anche un Festival del cinema “piccante”, convegni medici, cabaret, gare, tornei e spettacoli teatrali.
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Chiesa di Santa Maria dei Fiori

Nella frazione Cirella. Originariamente era una cappella bizantina (V°-VI° secolo a. C.) ricostruita e ampliata nel Medioevo.
Costruita a partire dal 1645, per volere del principe Carafa, dallo stesso nobiluomo la chiesa ricevette in dono la pregevole statua dell'Immacolata Concezione, opera risalente allo scorcio del XVII secolo. Numerosi i dipinti e le statue lignee del 1600 che si possono ammirare all'interno della chiesa.
La prima è un busto di ispirazione bizantina. La seconda, affianco all'altare maggiore, presenta una peculiarità: la Madonna sostiene il Bambino con il braccio sinistro e non con quello destro come è di norma in tutte le rappresentazioni lignee.
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Chiesa dell'Immacolata Concezione
Sorge nel punto più alto di Diamante, e il suo campanile domina svettante l'intero centro abitato.
Costruita a partire dal 1645, per volere del principe Carafa, dallo stesso nobiluomo la chiesa ricevette in dono la pregevole statua dell'Immacolata Concezione, opera risalente allo scorcio del XVII secolo. Numerosi i dipinti e le statue lignee del 1600 che si possono ammirare all'interno della chiesa.
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Costruita a partire dal 1645, per volere del principe Carafa, dallo stesso nobiluomo la chiesa ricevette in dono la pregevole statua dell'Immacolata Concezione, opera risalente allo scorcio del XVII secolo. Numerosi i dipinti e le statue lignee del 1600 che si possono ammirare all'interno della chiesa.
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Chiesa dell'Annunziata

La datazione della sua origine è incerta. Forse fu edificata contestualmente al nucleo abitato, le cui origini vengono fatte risalire al IX° secolo d.c.
Un apprezzo eseguito nel 1617 per il S.R.C. di Napoli ci rileva che ospitava una congregazione di uomini.
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Diamante

Posta al centro della Riviera dei Cedri, Diamante è soprannominata la Perla del Tirreno. La posizione geografica, i suoi circa otto chilometri di spiaggia dalle variegate combinazioni di sabbia e di colore, nonché il mare cristallino ed i fondali sempre diversi, ne fanno una delle mete turistiche più belle della Calabria.
E' un centro di origini recenti, fondato nel 1638 come pertinenza dello stato di Belvedere, appartenne ai Carafa fino al 1806, attualmente conta una popolazione di 5084 residenti su una superficie di 11,79 kmq. Il comune di Diamante comprende anche Cirella che è assai nota per i ruderi della città vecchia distrutta da Annibale.
E' un centro di origini recenti, fondato nel 1638 come pertinenza dello stato di Belvedere, appartenne ai Carafa fino al 1806, attualmente conta una popolazione di 5084 residenti su una superficie di 11,79 kmq. Il comune di Diamante comprende anche Cirella che è assai nota per i ruderi della città vecchia distrutta da Annibale.
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venerdì 15 gennaio 2010
Parco Nazionale della Calabria

Il Parco Nazionale della Calabria, si sviluppa tra alcune fra le più suggestive e selvagge zone della Calabria con immense foreste, dolci altopiani, paesaggi che spaziano dal Pollino all’Aspromonte, fino alla visione delle coste sicule con il fumante Etna e delle Eolie, sulle splendide e limpide marine Joniche e Tirreniche.Istituito con la Legge n. 503 del 2/4/1968, il Parco Nazionale della Calabria si estende per circa 16.000 h. ed è distinto in tre nuclei, due nel complesso montuoso della Sila, in provincia di Cosenza e Catanzaro ed uno sull'Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria.La costituzione geologia, morfologica e la consistenza vegetale, differenziano il Parco Nazionale della Calabria dagli ambienti montuosi appennici.La vegetazione è prevalentemente costituita da una copertura forestale di conifere che coprono dolci e digradanti altipiani e vette che sfiorano i 2.000 metri.All’interno del Parco Nazionale della Calabria, sono presenti diversi laghi artificiali,tra cui il lago Cecita, parzialmente compreso nell’area del parco e per il resto contiguo e il lago Ampollino, immediatamente all’esterno. Il terzo nucleo del parco, quello relativo alla zona dell'Aspromonte, si presenta con un paesaggio rupestre e scosceso, ed a tratti, quasi impenetrabile.La nascita del Parco è una lunga storia che inizia nel 1923 e si conclude con la legge n. 503 del 2 aprile 1968, che sancisce la nascita del Parco Nazionale della Calabria. Successivamente, con Decreto Ministeriale del 29 dicembre 1978 vennero tracciati i confini dell'area individuandole superfici superfici demaniali comprese nell’area del Parco. Nel 1982 e nel 1985 con due decreti si ampliò l'area protetta inglobando terreni privati ed anche di enti in modo da ampliare l’area del Parco e rendere maggiormente efficace la protezione della flora e della fauna. Si arriva, quindi, alla istituzione di un Parco formato da aree distinte e non collegate tra loro, con estensione di circa 16.000 ettari di cui 7.000 in Sila Grande, circa 6.000 nella Sila Piccola ed oltre 3.000 nell’ Aspromonte.Di fatto, prescindendo dalla organizzazione e gestione amministrativa del Parco, affidata, attualmente, ad una sola autorità, il Parco si presenta suddiviso in aree distinte: Parco Nazionale della Sila, a sua volta distinguibile in Sila Grande, Sila Greca e Sila Piccola e Parco Nazionale dell’Aspromonte. Ovviamente il disegno da perseguire, da parte di tutti i Calabresi e non solo dai naturalisti è l’ampliamento delle aree del Parco e, soprattutto, la istituzione di corridoi faunistici che uniscano le diverse aree.
Parco Nazionale del Pollino

Il Parco del Pollino, ubicato nel gruppo montuoso calabro-lucano tra il Tirreno e lo Jonio forma una catena di cime con andamento trasversale in direzione sud-est separanti l’Appennino dalle montagne silane della Calabria. Ha una superficie complessiva di circas 193.000 ettari e interssa 56 comuni divisi tra le province di Cosenza, Potenza e Matera. La vocazione turistica del Pollino poggia sull’escursionismo che si armonizza con gli elementi storico-naturalistici di questa area montana ricca di particolari interessi. Gli itinerari sono percorribili a piedi o a cavallo, da maggio a novembre, con gli sci da dicembre ad aprile. Tra i monumenti di notevole valore su cui poggia la storia delle comunità del Pollino, i monasteri e le abbazie occupano una posizione preminente essendo state, nel passato, le strutture di base dei processi di sviluppo dell’insediamento e della colonizzazione agricola del territorio montano. Interessanti anche i castelli, i palazzi gentilizi, le chiese e i santuari. Il territorio del Parco è un insieme di valli e montagne par la maggior parte collocate tra i mille e i duemila metri di quota, ricco di verde, di acque e di foreste circondate da una serie di centri abitati che racchiudono una cultura montanara non ancora del tutto perduta. Il patrimonio vegetale è imponente e conserva, tra le estese faggete, il pregiato abete bianco e, sui crinali più alti, il raro pino loricato. Quanto alla fauna vi sono specie come il capriolo, il cinghiale, la volpe, la lepre, l’istrice, la puzzola e la donnola. Un posto d’onore, tra i mammiferi selvatici presenti nell’area montana, tocca al lupo, come tra gli uccelli al rarissimo picchio nero. Vive anche il corvo imperiale, l’aquila reale, il nibbio reale e il falco pellegrino.
Parco Nazionale dell'Aspromonte

Il Parco Nazionale dell'Aspromonte, esteso circa 79.000 ettari, interessa 36 paesi, tutti in provincia di Reggio Calabria. L’Aspromonte, che significa monte bianco, è formato da scoscese scarpate solcate a loro volta da valli fluviali che si allargano a ventaglio verso la costa. Ai margini orientali del massiccio si ergono maestosi monumenti di roccia, come le Torri di Canolo, I Tre Pizzi, Monte Jacono, Monti Coliaciuri, Pietra Castello, Pietra di Febo, Pietra Cappa, Aria di Vento e le Rocche di San Pietro. Numerosi corsi d’acqua si dipanano sul fondo delle valli e assumono i connotati delle fiumare: letti pensili continuamente sollevati dalle quantità di detriti strappati alla montagna dalla forza dilavante delle acque meteoriche. Nel Parco si può praticare l’escursionismo, l’arrampicata su roccia, il torrentismo e lo sci di fondo. Di particolare interesse storico e artistico tutti i piccoli paesi che circondano l’Aspromonte, soprattutto Gerace, Palizzi e Pentedattilo. Al centro del massiccio nella bassa valle Bonamico, si cela il leggendario Santuario della Madonna di Polsi, il cui antico culto fu descritto da Corrado Alvaro. Le quote alte dell’Aspromonte sono coperte da boschi di faggio e di abete bianco. Sulle pendici del versante orientale dominano invece roveri, querce, pini larici e castagni. Nelle quote inferiori si estende la macchia mediterranea: lecci, mirti, farneti, roverelle, lentischi, eriche. Lungo le fiumare crescono l’oleandro e la tamerice. La fauna del Parco dell’Aspromonte comprende il lupo, il cinghiale, il gatto selvatico, la martora, la volpe, la faina, lo scoiattolo, il ghiro e il raro driomio, un piccolo roditore. La maggiore emergenza faunistica è rappresentata dalle uniche due coppie di aquila del Bonelli rinvenute nell’Italia peninsulare. Altre presenze dell’avifauna sono quelle del picchio nero, del falco pellegrino, del gufo reale, della coturnice e del lanario.
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martedì 12 gennaio 2010
Castelli Feudali in Calabria
Il feudalesimo, trovò una grande espansione nella lunga ed estenuante lotta tra Angioini e Aragonesi, che si conclude con la vittoria dei secondi nel 1422 con l’ascesa al trono di Napoli di Re Alfonso.I castelli del periodo feudale presentano la caratteristica architettonica della merlatura, che consiste in un'alternanza di settori pieni e vuoti nella parte terminale della muratura così a formare una sommità dentata. Scopo delle merlature era proteggere i soldati sui camminamenti dagli attacchi da arcieri e frombolieri. Dai bordi dei merli si aprivano le caditoie, delle botole che consentivano di versare sui nemici olio o acqua bollente.Fu in questo periodo che la provincia di Cosenza gode di una certa tranquillità, giacchè il sovrano tentò una politica di interventi nel territorio attraverso il rafforzamento dei castelli e l’inserimento del baronaggio locale nella vita amministrativa.
I paesi dove sono presenti i castelli del periodo feudale:
Bonifati
Calopezzati
Fuscaldo
Guardia Piemontese
Mirto
Mottafollone
San Mauro Corigliano
Scala Coeli
Scigliano
Terranova da Sibari
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I paesi dove sono presenti i castelli del periodo feudale:
Bonifati
Calopezzati
Fuscaldo
Guardia Piemontese
Mirto
Mottafollone
San Mauro Corigliano
Scala Coeli
Scigliano
Terranova da Sibari
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Castelli Angioini in Calabria
Battuto Manfredi a Benevento da Carlo d’Angiò nel 1266, finiva la dominazione Sveva ed iniziava quella Angioina. Il governo Angioino fu caratterizzato da lotte interne e povertà. Essendo stata trasferita la capitale da Palermo a Napoli, Carlo d’Angiò fece una politica di oppressione e sfruttamento, causando gravi malcontenti che sfociarono nell’insurrezione dei "Vespri" il 31 Marzo 1282. Venne coinvolto il re Pietro III d’Aragona che poteva vantare diritti sul regno di Sicilia e Napoli, avendo sposato Costanza figlia di Manfredi.Questo periodo fu negativo per la Calabria, in quanto, la regione era attraversata da bande armate che devastavano tutto. Esigenze difensive spingono Carlo d’Angiò a potenziare le fortificazioni nel litorale della regione.E’ in questo periodo, che la costruzione dei castelli passa ad una fase più avanzata rispetto agli Svevi. Viene integrata la difesa piombante con caditoie estesa a tutto il perimetro della costruzione. I castelli e le torri costiere, consentirono agli Angioini di difendere i confini del regno fino alla pace di Caltabbellotta nel 1302, quando la Sicilia passò agli Angioini.
I paesi dove sono presenti i castelli del periodo Angioino sono:
Belmonte
Cleto
Laino Borgo
Savuto di Cleto
Sangineto
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Belmonte
Cleto
Laino Borgo
Savuto di Cleto
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Castelli Normanni in Calabria - Castello di Malvito
Il Castello di Malvito, di origini Longobarde, è stato ampliato e modificato dai Normanni di Roberto d'Altavilla detto "Il Guiscardo". Il Mastio si erge, superbo, sull'estrema sommità della collina malvitana.
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Castelli Normanni in Calabria - Castello dei Conti o di Serra Giumenta (Altomonte)
Il castello costruito nel XII secolo era l'abitazione dei signori di Altomonte. Per la sua posizione dominante ebbe importanza militare e difensiva. Rimaneggiato negli anni è stato ampliato da una serie di costruzioni che arrivano fino al limite della rupe che sovrasta.Conserva una graziosa loggia a tre arcate con copertura di legno che affaccia sulla Piana di Sibari. Presenti tracce di affreschi. All'interno si apre un cortile. In pietra lavorata sono gli stipiti delle feritoie e le mensole. Nella parte est del castello si trova, inoltre, una loggia a pianta circolare a sei cornici. Oggi ospita un albergo a cinque stelle con splendidi saloni ed eleganti suites.
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Castelli Normanni in Calabria - Torre Normanna o dei Pallotta (Altomonte)
La Torre fu costruita nel 1052 sotto Roberto il Guiscardo e rimaneggiata nel 1269 da Guglielmo Pallotta.Era parte di un sistema di difesa territoriale proprio dei Normanni, i quali solo più tardi adottarono la costruzione di torri rotonde, come quelle saracene. E’ articolata su quattro livelli, il primo dei quali fungeva da cisterna. Alta 25 metri ha forma quadrata. Sul lato sud della torre bella bifora con archi ogivali tipicamente gotici. Fu abitata fino agli inizi del 1900. Negli ultimi anni gli interni ristrutturati sono adibiti a sale mostre.
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Castelli Normanni in Calabria - Castello di Fiumefreddo
Il Castello, detto anche Palazzo della Valle,è situato nella parte sud-est del paese, in un sito, un tempo inespugnabile per gli strapiombi naturali del vallone Scuro, sulle cui pendici fù edificato.Venne costruito nel 1201 da Simone de Mamistra che partì dalla trasformazione di una torre di difesa. Nel 1536 il castello venne abbellito secondo i canoni estetici dell'epoca e furono costruite, le mura di cinta del paese, e due torri chiamate Golette.I sotterranei sono,in gran parte,recuperabili,mentre l’interno è un cumulo di rovine.A tale stato il Castello fu ridotto durante l'occupazione napoleonica per sottomettere gli insorti partigiani dei Borboni.Infatti,tra le sue mura,si rifugiarono le residue masse borboniche, comandate dal Presidente della Provincia, Giovan Battista de Micheli da Longobardi.Questi si preparava a sostenere l’ultimo,disperato tentativo di difesa,allorché,caduta Amantea,il generale Reynier, l’8 febbraio 1807,sostenuto anche da una compagnia civica del luogo,organizzata da giovani delle famiglie Zupi,Santanna e de’Morelli,ordinò al colonnello Berthelot d’espugnare il castello di Fiumefreddo.Correva il 12 febbraio di quell’anno, quando il forte venne bersagliato con due pezzi d’artiglieria e fu creata una breccia praticabile; ma la turba degli assediati non attese l’assalto e si ammutinò, aprendo le porte al nemico.E’ con ordine di Napoleone, dato agli invasori di distruggerlo, anche il castello subì la sua condanna,colpevole solo di aver offerto il sostegno ad azioni di rivolta.Recentemente restaurato custodisce i murales di Salvatore Fiume. Il pittore dipinse, alcune pareti interne ed esterne dell'antico castello semidiroccato, durante il suo soggiorno a Fiumefreddo Bruzio.
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Castelli Normanni in Calabria - Castello di Amendolara
Intorno al 1000 venne costruito il castello, che passò in successione a numerose famiglie nobili.Il Castello Restaurato nel 1239 ad opera di Federico II ha subito parecchi rimaneggiamenti. All'interno un affresco della fine del XIII secolo raffigurante la Crocefissione. Un altro affresco raffigura l'Onnipotente benedicente, racchiuso in una mandorla che è sorretta da due Angeli. Con la costruzione del Castello, verso l'anno mille, cominciarono a comparire le Dinastie degli Svevi, degli Angioini, le Signorie dei Della Marra, dei Montalto, dei Cognetta, dei Gambacorta, dei S.Felice, dei S. Severino, dei Caraffa, dei Pignatelli di Cerchiara, dei Pignone, dei Castrocucco, dei Loffredo, dei De Nobili, dei Pignatelli di Bello sguardo ed infine dei Gallerano.
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Castello di Reggio Calabria
Il Castello Aragonese di Reggio Calabria , sorge nell'omonima piazza Castello tra la attuale via Aschenez e la via Possidonea.Anche se è universalmente conosciuto come "aragonese", l'origine del Castello di Reggio è in realtà molto più antica, tracce di una fortificazione di questa zona della città infatti risalgono all'epoca romana. Comunque l'esistenza documentata di un vero e proprio castello risale all'anno 536; successivamente nel 1059 passò dai Greci ai Normanni e nel 1266 a Carlo I d'Angiò.Dall'epoca dei Normanni, che vi stabilirono la corte, il castello fu modificato ed ampliato in più riprese e venne restaurato nel 1327, dopo le ripetute guerre tra Angioini ed Aragonesi, quindi fortificato nel 1381 dalla regina Giovanna I.Comunque fu Ferdinando I di Aragona nel 1458 a far eseguire le modifiche più sostanziali, fece costruire le due torri merlate ed il fossato, sotto la direzione dei lavori di Baccio Pontelli (noto architetto e discepolo di Giorgio Martini).Nel 1539 Pietro da Toledo ne fece aumentare la capienza interna in modo da poter rifugiare quasi 1000 persone, permettendo di salvare più volte i reggini dalle invasioni dei Turchi durante le quali il castello fu usato come prigione.Comunque nonostante numerosi interventi, dall'epoca di Ferdinando I di Aragona l'aspetto rimase pressoché inalterato fino al 1869, quando ne venne decisa la riconversione in caserma, che comportò l'abbattimento del rivellino con l'unificazione del piano interno.Con l'unità d'Italia del 1874, scoppiarono diatribe tra chi voleva demolire il castello per fare scomparire l'ultima testimonianza del dominio spagnolo e chi ne voleva impedire la demolizione perché il castello rappresentava un monumento storico di tutte le antiche ed importanti memorie.Più tardi venne danneggiato dal terremoto del 1908, e in parte anche demolito per poter congiungere la via Aschenez con la via Cimino secondo le indicazioni del discutibile piano regolatore, redatto malvolentieri da Pietro De Nava su consiglo dell'amministrazione. Fu però mantenuta la parte più antica e significativa del bastione, quella con le due torri aragonesi.Nel 1986 a causa di inadeguati lavori di restauro crollò un'altra parte del castello.Oggi, grazie a sapienti e moderni lavori di restauro conclusi con successo nel 2000, il castello si presenta in tutta la sua bellezza, ed è sede di periodiche esposizioni e mostre d'arte e di fotografia.
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Castello di Castrovillari
L’iniziativa di costruire il castello fu presa da re Ferrante d’Aragona per fermare l’avanzata dei castrovillaresi. L’opera non venne portata a termine o per la mancanza di fondi o per le necessità della guerra contro i Baroni del Regno. Durante le lotte, il potere cadde in mano a Girolamo Sanseverino. Nel 1485, le truppe aragonesi attraversarono uno squarcio aperto nelle mura, dal che, il quartiere venne chiamato "Murorotto". Lo stesso quartiere venne anche detto "Porta della catena" o del "castello". Il 17 gennaio del 1487, Ferrante nominò Loisetto de Summa governatore a guerra e a giustizia di Castrovillari. Gli venne ordinato nello stesso tempo di proseguire alla costruzione del castello mediante la mano d’opera dei cittadini.La fortezza è situata più in basso rispetto alla cittadina moderna. All’interno si presenta a forma di rettangolo, ma all’esterno acquista una forma trapezoidale considerando le 4 torri angolari, cilindriche di varia grandezza. Le quattro torri angolari sono uguali in qualche particolare, ma diverse nell’aspetto e nelle proporzioni. Sono orientate quasi con precisione verso i punti cardinali. Le parti angolari si arrotondano in quattro torrioni. Tutto l’edificio è decorato da un lungo cingolo di cornice di pietra che attenua l’aspetto severo, mentre la torre più grande, è decorata da archetti pensili, profondi e snelli, correnti tra due agili cingoli di pietra che le danno una meravigliosa armonia architettonica. Ben conservate le feritoie e qualche caditoia da dove buttavano sassi e materie infuocate sugli assalitori. Tutti i castelli Aragonesi avevano le stesse somiglianze. Allo stato delle conoscenze e dei pochi documenti esistenti. Sono stati ritrovati pochi documenti, quindi non si può stabilire in quale data siano iniziati i lavori per costruire il castello, quando siano stati sospesi e fino a quale punto siano arrivati. Un marmo murato al di sopra del rimaneggiato portale d’ingresso, presenta, in bei caratteri lapidari della fine del XV sec., la seguente inscrizione:
FERDINANDUS. REX. DIXI. ALFONSI.FIL.DIVI. FERD. NEP. ARAGONIUS. ARCEM.HANC. AD. CONTINENDOS. IN. FIDE. CI.VES. A. FUND. FACIUNDAM. CURAVIT.ANO. D. M. CCCCLXXXX.
La stessa data del 1490 chiude le iscrizioni si castelli di Belvedere M. Corigliano Calabro e Pizzo Calabro, i primi due completamente rinnovati e l’ultimo costruito con quello di Castrovillari da Ferdinando I per meglio vigilare posti strategici della Calabria. Castrovillari, infatti, veniva considerata città di grande importanza; così come erano reputate le località di Corigliano, di Belvedere e di Pizzo: e specialmente queste ultime due, sulle rive del Tirreno, a guardia e tutela della via di mare che raggiungeva Napoli. Questi quattro castelli Calabresi non furono portati a compimento nello stesso anno, ma le inscrizioni vennero concluse con la data 1490, per esaltare il tempo della maggiore potenza e tranquillità del regno di Ferdinando I.Il castello fu quasi sempre teatro di martirio e di dolore per gli orribili misfatti che vi consumarono. I condannati venivano buttati a marcire nelle tetre e umide torri e dei fossati e chi riusciva a sopravvivere, si muoveva su cadaveri putrefatti. Non a caso fu definito cimitero dei vivi e la torre più grande detta "infame".
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FERDINANDUS. REX. DIXI. ALFONSI.FIL.DIVI. FERD. NEP. ARAGONIUS. ARCEM.HANC. AD. CONTINENDOS. IN. FIDE. CI.VES. A. FUND. FACIUNDAM. CURAVIT.ANO. D. M. CCCCLXXXX.
La stessa data del 1490 chiude le iscrizioni si castelli di Belvedere M. Corigliano Calabro e Pizzo Calabro, i primi due completamente rinnovati e l’ultimo costruito con quello di Castrovillari da Ferdinando I per meglio vigilare posti strategici della Calabria. Castrovillari, infatti, veniva considerata città di grande importanza; così come erano reputate le località di Corigliano, di Belvedere e di Pizzo: e specialmente queste ultime due, sulle rive del Tirreno, a guardia e tutela della via di mare che raggiungeva Napoli. Questi quattro castelli Calabresi non furono portati a compimento nello stesso anno, ma le inscrizioni vennero concluse con la data 1490, per esaltare il tempo della maggiore potenza e tranquillità del regno di Ferdinando I.Il castello fu quasi sempre teatro di martirio e di dolore per gli orribili misfatti che vi consumarono. I condannati venivano buttati a marcire nelle tetre e umide torri e dei fossati e chi riusciva a sopravvivere, si muoveva su cadaveri putrefatti. Non a caso fu definito cimitero dei vivi e la torre più grande detta "infame".
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Castelli Aragonesi in Calabria
L’avvento della dinastia aragonese ( 1442 ) fu caratterizzato sia da una grande pressione fiscale sia dal tentativo di ridimensionare il potere dei grandi feudatari. Molte furono le rivolte soffocate col sangue, da ricordare "la rivolta dei Casali di Cosenza" nel 1461.Non solo le rivolte interne, erano le preoccupazioni degli aragonesi, ma anche le continue incursioni piratesche, che minacciavano le coste.La dominazione aragonese, determinò sostanziali modifiche architettoniche ai castelli, soprattutto per la necessità di contrastare le ormai sofisticate armi da fuoco dei nemici, per cui "alla difesa piombante con torri alte e merlate", si sostituisce la "difesa radente" , spariscono perciò, merli, caditoie, per cedere il posto al "bastione o baluardo" con si cui rafforzano gli angoli vulnerabili o le cortine delle mura presistenti.La dominazione aragonese si concluse con la morte di Ferdinando II nel 1497, ed il regno di Napoli passò nel 1508 alla corte spagnola, portando la Calabria allo sfascio economico e sociale.I paesi dove sono presenti i castelli del periodo aragonese sono: Belvedere Marittimo , Corigliano, Castrovillari, Reggio Calabria.
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Itinerario Praia - Guardia - S. Marco
Scalea-Praia-Scalea (S. S. 18: Km. 21) (ore 1 e 45') (*)Scalea-Guardia (S. S. 18: Km. 48) (ore 3)Guardia-S. Marco (S. 238 + S. 533: Km. 30) (45')S. Marco-Cosenza (A3: Km. 47) (ore 2 e 30') La prima parte (*), che con un breve percorso porta a nord, prima di intraprendere il ritorno verso Sud e Cosenza, può essere eliminata, se è necessario ridurre la percorrenza. Il veloce balzo in direzione nord ci consente di arrivare quasi all'estremo confine occidentale della provincia di Cosenza, e di vedere l'isola di Dino, con le sue pittoresche grotte,e la bella torre di Fiuzzi (o di Capo Dino), facente parte delle oltre cento fortificazioni costruite in vista delle spiagge, dal XVI secolo, onde prevenire gli attacchi dei corsari, molte delle quali, anche se purtroppo mal conservate quando non ridotte a ruderi, punteggiando ancora oggi le coste calabre. Praia a Mare (m. 5, ab. 5.551), la remota Plaga Sclavorum fondata intorno al 610, offre un esempio di architettura religiosa rupestre, il Santuario di S. Maria della Grotta, luogo di ritrovamenti archeologici verificatisi anche in altre parti del territorio e relativi ai periodi paleolitico e neolitico. Ricordiamo, come curiosità, che la Chiesa del Santuario fa uso di una campana proveniente da una nave inglese naufragata presso l'Isola di Dino. Interessante la Rocca (forse del sec. XV, purtroppo inaccessibile perché privata) dominante la torre e l'Isola a sud dell'abitato. Ritornati indietro a Scalea, o partendo direttamente da essa, procedendo a sud sulla S. S. 18 si incontrano diversi luoghi degni di nota: Cirella (m. 20, ab. 1.300), dominata a mezza costa dalle rovine di "Cirella vecchia" (sec. XIII-XIV, abbandonata nel 1811), in una zona che mostra numerose tracce di antiche civiltà, da quella romana (Cirella era stazione della via consolare tirrenica) caratterizzata dal cosidetto "Mausoleo", a quella bizantina; Belvedere Marittimo (m. 150, ab. 8.821), situato a monte della "Marina", in prossimità della S. 105 che conduce a S. Agata d'Esaro: patria di S. Daniele, martire francescano di Ceuta (1227), col vasto castello Spinelli, di origine normanna ma ricostruito in epoca aragonese (torri cilindriche, portale d'ingresso, sormontato dal notevole stemma, e con resti del ponte levatoio e del rivellino d'accesso; di proprietà privata, è però aperto solo nei mesi estivi), la Chiesa di S. Maria del Popolo (circondata da costruzioni e negozi moderni) con tele di ottima scuola napoletana (sec. XVII-XVIII), quali quelle di Giovan Battista Lama, e la "Madonna con Bambino" in marmo (1500), e la Chiesa del Crocifisso col grandioso e spagnolesco "Cristo in Croce" ligneo del XVII secolo (per visitarla, rivolgersi all'abitazione sulla destra);
Sangineto (m. 333, ab. 1.513), nella cui marina, importante centro turistico, è il castello, dalle caratteristiche aragonesi ma di origine più remota, e comunque poco opportunamente adibito a ...discoteca. Continuando verso sud, si arriva a Guardia Piemontese (m. 514, ab. 1.467), così denominata in quanto venne fondata nel sec. XIII dagli esuli delle valli piemontesi del Chisone, di religione valdese. Essi, tenaci agricoltori, mantennero lingua, costumi e riti d'origine fino a che, intorno alla metà del sec. XVI, l'Inquisizione non scatenò contro di loro una "crociata", sterminando la maggior parte degli "ultramontani" di Guardia , (ove al "Porta del Sangue" ricorda il triste episodio), Montalto Uffugo, San Sosti, Vaccarizzo. Nell'abitato, la cui popolazione, benchè ormai ridotta, conserva tuttora gelosamente il dialetto ed i costumi propri della loro storia, resti della cinta muraria e del castello. Vicino alla "Porta", il Centro di cultura valdese, e nel centro storico un piccolo "Museo della civiltà contadina". Nella valle prospiciente la marina, sovrastata da un pittoresco picco chiamato "Dito del diavolo" si trova la migliore stazione termale della Calabria, che utilizza cinque sorgenti, con acque sulfuree tra le più apprezzate in Europa, e già note ed utilizzate sin dal XV secolo, per la cura delle malattie della pelle, orecchio, naso, gola, delle broncopatie, dell'osteoartrosi ed in ginecologia. Alle "Terme Luigiane" e nella marina, numerose manifestazioni ricreative e culturali contrassegnano l'estate. Da Guardia una superstrada di recente costruzione, e di buone caratteristiche panoramiche, sale sino a circa 1000 m. e supera la catena costiera, ricongiungendosi poi con la S. 533 e scendendo verso la valle del Crati. E' qui, che s'incontra S. Marco Argentano(m. 430, ab. 7.813), l'antica Argentanum pre-romana ricordata da Tito Livio ed intitolata poi all'evangelista Marco, suo patrono, caposaldo della dominazione normanna, eretta in diocesi nel secolo XI (unita nel 1818 a quella di Bisignano ed oggi sede arcivescovile cui fa capo Scalea). Sull'abitato si erge la torre detta "di Dragone Normanno" che, però, seppure risalente al sec. XI, si presenta nella forma più tarda, dovuta ai Sanseverino di Bisignano (sec. XV) il cui stemma (ormai consunto e non più leggibile) si ritiene sormonti il portale d'ingresso.
Il manufatto, classico "dongion" collegato, forse da ponte levatoio, al rivellino, è ben conservato e merita una visita (la chiave si trova presso il Comando dei VV.UU., disponibili con grande cortesia) all'interno che si sviluppa su tre piani ed i sotterranei, con una scala circolare nella parete esterna ed ambienti ancora dotati dei tipici "servizi" medievali. Anche la Cattedrale è di impianto normanno (ma ne conserva solo la cripta medievale): vi sono custoditi una croce reliquario in argento, a rilievi bizantineggianti, di arte forse abbruzzese (o, secondo alcuni, locale) del sec. XIV, probabilmente proveniente dall' Abbazia di S. Maria della Matina , ed un dipinto su tavola raffigurante S. Nicola di Bari, di anonimo, forse locale, dallo spiccato gusto catalano (sec. XV). Una breve visita alla Chiesa della Riforma, originaria del XIII secolo e poi modificata secondo lo schema monastico di Val di Crati, rivela interessanti affreschi dei sec. XIV-XVII, parti di un polittico del Negroni (1553), un dipinto "Madonna con Bambino e Santi" di incerta attribuzione (sec. XVII ?), e, nella sacrestia, pregevoli intagli lignei di frà Gennaro da Bonifati e frà Giuseppe da Grimaldi (sec. XVIII). Nel paese si svolgono varie manifestazioni in agosto e settembre, con mostre di prodotti agricoli. Scendendo verso la valle, a circa quattro chilometri da S. Marco, in una doppia curva si trova la frazione "La Matina", dove in un nucleo di abitazioni rurali è sita l'Abbazia di S. Maria (proprietà famiglia Valentoni), di rilevante interesse malgrado le modifiche apportate nel tempo. Fondata intorno al 1060 dal sovrano normanno Roberto il Giuscardo per i monaci benedettini, vi dimorò Urbano II nel 1093; passò poi ai cistercensi, che la ricostruirono dopo il terremoto del 1184 in perfetto stile monastico-ogivale, con caratteristici elementi borgognoni (i monaci della Sambucina la occuparono verso il 1220). Si accede alla chiesa da un ingresso archiacuto, ed attraverso un atrio coperto a piccole volte a crociera, sorrette da colonne a fascio, e dotato di porte con lunette decorate, il tutto, però, malauguratamente ridipinto a vivaci colori; da qui si passa al grande cortile, con resti di affreschi, su cui s'apriva il chiostro, ormai crollato, e dal quale si entra nella suggestiva aula capitolare, cui recenti restauri hanno restituito la severa bellezza gotica, impreziosita da straordinarie colonne a fascio e da finissimi capitelli a fiori e foglie, finestroni bislunghi e portali ogivali, mensoloni collegati da una decorativa cornice modanata. Sono presenti, anche, buone tele di scuola napoletana. L'autostrada per Cosenza può infine essere raggiunta proseguendo sulla S. 533 ed entrando per lo svincolo di Tarsia, o, per chi non gradisse molto la tortuosità di questo percorso (peraltro breve), continuando a sinistra in modo da imboccare lo svincolo di Spezzano Terme, circa 5 km. più a nord del precedente.
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Sangineto (m. 333, ab. 1.513), nella cui marina, importante centro turistico, è il castello, dalle caratteristiche aragonesi ma di origine più remota, e comunque poco opportunamente adibito a ...discoteca. Continuando verso sud, si arriva a Guardia Piemontese (m. 514, ab. 1.467), così denominata in quanto venne fondata nel sec. XIII dagli esuli delle valli piemontesi del Chisone, di religione valdese. Essi, tenaci agricoltori, mantennero lingua, costumi e riti d'origine fino a che, intorno alla metà del sec. XVI, l'Inquisizione non scatenò contro di loro una "crociata", sterminando la maggior parte degli "ultramontani" di Guardia , (ove al "Porta del Sangue" ricorda il triste episodio), Montalto Uffugo, San Sosti, Vaccarizzo. Nell'abitato, la cui popolazione, benchè ormai ridotta, conserva tuttora gelosamente il dialetto ed i costumi propri della loro storia, resti della cinta muraria e del castello. Vicino alla "Porta", il Centro di cultura valdese, e nel centro storico un piccolo "Museo della civiltà contadina". Nella valle prospiciente la marina, sovrastata da un pittoresco picco chiamato "Dito del diavolo" si trova la migliore stazione termale della Calabria, che utilizza cinque sorgenti, con acque sulfuree tra le più apprezzate in Europa, e già note ed utilizzate sin dal XV secolo, per la cura delle malattie della pelle, orecchio, naso, gola, delle broncopatie, dell'osteoartrosi ed in ginecologia. Alle "Terme Luigiane" e nella marina, numerose manifestazioni ricreative e culturali contrassegnano l'estate. Da Guardia una superstrada di recente costruzione, e di buone caratteristiche panoramiche, sale sino a circa 1000 m. e supera la catena costiera, ricongiungendosi poi con la S. 533 e scendendo verso la valle del Crati. E' qui, che s'incontra S. Marco Argentano(m. 430, ab. 7.813), l'antica Argentanum pre-romana ricordata da Tito Livio ed intitolata poi all'evangelista Marco, suo patrono, caposaldo della dominazione normanna, eretta in diocesi nel secolo XI (unita nel 1818 a quella di Bisignano ed oggi sede arcivescovile cui fa capo Scalea). Sull'abitato si erge la torre detta "di Dragone Normanno" che, però, seppure risalente al sec. XI, si presenta nella forma più tarda, dovuta ai Sanseverino di Bisignano (sec. XV) il cui stemma (ormai consunto e non più leggibile) si ritiene sormonti il portale d'ingresso.
Il manufatto, classico "dongion" collegato, forse da ponte levatoio, al rivellino, è ben conservato e merita una visita (la chiave si trova presso il Comando dei VV.UU., disponibili con grande cortesia) all'interno che si sviluppa su tre piani ed i sotterranei, con una scala circolare nella parete esterna ed ambienti ancora dotati dei tipici "servizi" medievali. Anche la Cattedrale è di impianto normanno (ma ne conserva solo la cripta medievale): vi sono custoditi una croce reliquario in argento, a rilievi bizantineggianti, di arte forse abbruzzese (o, secondo alcuni, locale) del sec. XIV, probabilmente proveniente dall' Abbazia di S. Maria della Matina , ed un dipinto su tavola raffigurante S. Nicola di Bari, di anonimo, forse locale, dallo spiccato gusto catalano (sec. XV). Una breve visita alla Chiesa della Riforma, originaria del XIII secolo e poi modificata secondo lo schema monastico di Val di Crati, rivela interessanti affreschi dei sec. XIV-XVII, parti di un polittico del Negroni (1553), un dipinto "Madonna con Bambino e Santi" di incerta attribuzione (sec. XVII ?), e, nella sacrestia, pregevoli intagli lignei di frà Gennaro da Bonifati e frà Giuseppe da Grimaldi (sec. XVIII). Nel paese si svolgono varie manifestazioni in agosto e settembre, con mostre di prodotti agricoli. Scendendo verso la valle, a circa quattro chilometri da S. Marco, in una doppia curva si trova la frazione "La Matina", dove in un nucleo di abitazioni rurali è sita l'Abbazia di S. Maria (proprietà famiglia Valentoni), di rilevante interesse malgrado le modifiche apportate nel tempo. Fondata intorno al 1060 dal sovrano normanno Roberto il Giuscardo per i monaci benedettini, vi dimorò Urbano II nel 1093; passò poi ai cistercensi, che la ricostruirono dopo il terremoto del 1184 in perfetto stile monastico-ogivale, con caratteristici elementi borgognoni (i monaci della Sambucina la occuparono verso il 1220). Si accede alla chiesa da un ingresso archiacuto, ed attraverso un atrio coperto a piccole volte a crociera, sorrette da colonne a fascio, e dotato di porte con lunette decorate, il tutto, però, malauguratamente ridipinto a vivaci colori; da qui si passa al grande cortile, con resti di affreschi, su cui s'apriva il chiostro, ormai crollato, e dal quale si entra nella suggestiva aula capitolare, cui recenti restauri hanno restituito la severa bellezza gotica, impreziosita da straordinarie colonne a fascio e da finissimi capitelli a fiori e foglie, finestroni bislunghi e portali ogivali, mensoloni collegati da una decorativa cornice modanata. Sono presenti, anche, buone tele di scuola napoletana. L'autostrada per Cosenza può infine essere raggiunta proseguendo sulla S. 533 ed entrando per lo svincolo di Tarsia, o, per chi non gradisse molto la tortuosità di questo percorso (peraltro breve), continuando a sinistra in modo da imboccare lo svincolo di Spezzano Terme, circa 5 km. più a nord del precedente.
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Percorso Grimaldi - Ajello - Amantea - Paola
Cosenza - Svincolo Altilia - Grimaldi (A3: km. 35) (ore 1:00) oppure:Cosenza - Svincolo Rogliano - Grimaldi (A3 + S. S. 108: km. 27) (min. 30)*Grimaldi - Aiello (S. S. 108: Km. 18) (ore 1:30)Aiello - Amantea (S. Com. + S. S. 18: Km. 17) (ore 1:30)Amantea - Paola (S. S. 18: Km. 25) (ore 2:30)Paola - Cosenza (S. S. 107: Km. 32) (ore 1:30) Questo itinerario consente, tra l'altro, di ripercorrere, seppure in piccola parte, quelle che erano le antiche vie di comunicazione che, sin dall'età romana, portavano al Tirreno, e cioè quella per la valle del Savuto e quella mediana per l'importante nodo strategico di Aiello. Se necessario, però, la prima direttrice citata può essere eliminata, risparmiando otto chilometri ed un certo tempo, necessario per il percorso verso il Savuto. Ed infatti, partendo da Cosenza, in direzione sud sull'A3, l'uscita al secondo svincolo (Altilia-Grimaldi), quando già si è in vista della visita della valle del fiume Savuto, suggerisce "doverosamente" una escursione per la strada provinciale verso Scigliano, dove, in località S. Angelo, a breve distanza dall'autostrada ma a fondo valle che richiede un quarto d'ora per essere raggiunto esiste ancora un ponte di epoca romana, che faceva parte del percorso stradale che vide tanti fatti d'arme e storici, dalla campagna di Annibale (che, secondo alcuni, avrebbe fatto costruire l'agile arcata) del 212 a.C. all'immatura scomparsa della Regina Isabella d'Aragona (1271). Risalendo, poi, per Maione, si arriva a Grimaldi, che, come dicevamo, può essere raggiunta col più breve e veloce percorso alternativo dallo svincolo di Rogliano. Da Grimaldi si prosegue sulla S. S. 108, superando il Monte Faeto (m. 1103) e giungendo così in vista di Ajello (m. 560, ab. 3.114), dominato, dall'alto di una pittoresca roccia, dai ruderi del possente castello (uno dei più grandi della Calabria) di origine normanna e centro militare nei secoli successivi. L'abitato era racchiuso da un'imponente cinta fortificata, con torri, di cui restano tracce. Chiesa di S. Giuliano (sec. XV), con paliotto ligneo del XVIIsecolo ed altra suppellettile di artigiani locali. Chiesa di S. Maria delle Grazie, già degli Osservanti, con affreschi e frammenti di sculture di bottega napoletana del sec. XV. Bei palazzi feudali, in particolare quelli dei Principi Cybo-Malaspina (feudatari nei sec. XVI-XVIII) e della famiglia Viola. Il 1° febbraio vi si svolge la Festa di S. Giuliano, patrono, mentre l'altro protettore, S. Geniale, ha la sua celebrazione, anch'essa con festeggiamenti religiosi, gare, gastronomia, il 5 maggio, ed ancora in luglio v'è la processione notturna della Madonna delle Grazie, con grande fiera e giochi popolari, mentre l'11 novembre vi è una sagra gastronomica: la zona è infatti rinomata per la produzione di salumi, fichi secchi, vini, olio così come la vicina Cleto, ove sono i ruderi di un altro castello. Una nuova strada scende velocemente per la vallata del torrente Oliva, e porta in pochi minuti sul mare, nei pressi di Campora S. Giovanni (qui, altra torre costiera, purtroppo "fagocitata" dalle costruzioni addossatevi). Pochi chilometri a nord, sulla S. S. 18, si trova Amantea (m. 54, ab. 11.198). Oggi accorsato centro turistico, la cittadina, sorta forse sul sito dell'antica Clampetia, ebbe sempre un ruolo predominante per la sua importante posizione strategica sulla costa calabrese; fu così testa di ponte dei bizantini, sede di un Emirato Arabo (sec. VIII-IX), protagonista di varie gesta guerresche. In queste ebbe parte preminente il grande castello (ripristinato nel sec. XIV ma preesistente), le cui vestigia sovrastano la parte antica dell'abitato: si ricorda, in particolare, l'eroica difesa degli insorti contro la dominazione francese. Vicino al forte, i ruderi della Chiesa di S. Francesco d'Assisi (sec. XIV). Di particolare interesse è la Chiesa di S. Bernardino degli Osservanti, costruzione monastica di artigiani locali (1436); la facciata è ornata da nove piatti di ceramica colorata di schema siculo-iberico, attualmente in restauro nel Museo di Reggio Calabria, e arricchita da un bel portico; all'interno, nel Museo di Reggio Calabria, e arricchita da un bel portico; all'interno, ripristinato in tempi recenti ed adibito anche a sala concerti, statua marmorea della Madonna con Bambino del Gagini (1505), il gruppo della "Annunciazione" attribuibile a Francesco da Milano ed altre opere d'arte (statue, tele, per la gran parte oggi bisognose di restauro). Amantea, che ha dato i natali tra altri al musicista Alessandro Longo (1864-1945), universalmente noto per la sua "Tecnica pianistica" e le "Revisioni" dei clavicembalisti italiani, è anche sede di un importante archivio storico, privato, del marchese Cavallo-Marincola, ed ospita nel corso dell'anno varie manifestazioni, tra cui un premio letterario, una nutrita serie di concerti, la solenne processione di S. Antonio (maggio), gare di pesca, un torneo internazionale di scacchi ed altri sportivi, nell'estate, e la fiera-mercato dell'artigianato (ottobre). Proseguendo a nord, altre località offrono spunti per una visita: Belmonte (m. 262, ab. 3.123),patria del poeta-tiranno Galeazzo di Tarsia (sec. XVI) e di Michele Bianchi (1883-1930), ed il cui suggestivo mausoleo funebre (una colonna su base con bassorilievi, opera del Piacentini) è ormai l'unico monumento degno di nota, visto che i ruderi del castello e della cinta fortificata (sec. XIV), nonché un piccolo centro storico, sono orrendamente contornati ed oppressi da costruzioni selvagge o, peggio, da accostamenti di gusto orrido dei novelli Wright, mentre i bei palazzi ottocenteschi della famiglia Del Giudice ed il più antico casino Giuliani alla marina, sono destinati alla rovina irreversibile. Offrono comunque discreti motivi d'interesse la Chiesa dei Cappuccini (sec. XVII), la centrale Chiesa del Carmine (sec. XVI) e la Matrice (sec. XVI-XVII). Il paese ha anche una tipica produzione agricolo-alimentare (pomodori giganti, fichi variamente lavorati, formaggi, etc.). Longobardi (m. 300, ab. 2.269), con la torre "di Santi Quaranta" e la Chiesa della Madonna (sec. XIII) con dipinto "Madonna con San Leonardo" del fiammingo Teodoro d'Errico (fine 1500). Fiumefreddo Bruzio (m. 220, ab. 4.072), patria dell'artista Giuseppe Pascaletti (1699-1757), ed importante centro storico-culturale, dotato di un abitato cinquecentesco di estensione notevole e di discreta conservazione, e ricordato anche per la vicina Abbazia di S. Maria di Fontelaurato, la più famosa dell'ordine florense, dopo quella di S. Giovanni in Fiore (inizi sec. XIII: di proprietà privata famiglia Mazzarone).
Degni di nota, inoltre, il castello (sec. XVII, già dei Mendoza e su costruzione più remota), come al solito in via di progressivo disfacimento (anche per vandalismo, privato e pubblico), la Chiesa di S. Chiara (sec. XVI; purtroppo quasi sempre chiusa) con tele ed opere d'arte in legno dovute a settecenteschi come Solimena, Simonelli, Castellano, la Chiesa Madre (vicina ad un'antica porta), con portali del sec. XVII, tele di Nicola Menzele e la tavola "Madonna" del Negroni, la Chiesa di S. Francesco di Paola (sec. XVII) con lapide sepolcrale degli Alarçon y Mendoza, i resti della cinta muraria, palazzi feudali del XVI-XVII sec. (Pignatelli, Zupi, Mazzarone, Lancilotta, etc.), e bellissimi panorami; immediatamente a monte dell'abitato, verso la stradina che conduce all'Abbazia, che dista circa 4 Km., la Chiesa del Carmine (sec. XIV). S. Lucido (m. 60, ab. 5931), altra località turistica molto frequentata, anche per le varie possibilità di svago dell'estate, vanta un remoto passato, come comprovano i resti di una necropoli e di costruzioni romane venuti alla luce in località Pietralonga (o Palazzi) 2 Km. a sud del paese, e "San Cono", e l'utilizzazione, nei secoli passati, quale importante porto. Nell'abitato, il piccolo centro storico è dominato dai ruderi del vetusto castello (in cui nacque il celebre cardinale Fabrizio Ruffo, 1744-1827), con torre e ponte d'ingresso (sec. XIV). A fianco, la Chiesa di S. Giovanni Battista (sec. XVII), con sarcofago marmoreo dell'800, recentemente restaurata, così come la Chiesa dell'Annunziata (sec. XIV-XV), situata all'entrata nord dell'abitato: essa fu pure Convento dei Minori Osservanti, e la sua abside serba strutture originarie, visibili anche in altri punti dell'edificio, come nell'ingresso a sinistra del portale principale (aragonese); interessanti, alcune sculture di scuola siciliana (sec. XV-XVI). Nei pressi della stazione, una poco nota fortificazione sette-ottocentesca; ancora nel territorio, la torre cinquecentesca, dotata di loggette e merlature a gigli, detta Casino dei Rossi. Si è quindi a Paola (m. 94, ab. 16.651), terra natale del Santo Francesco (1416-1507) e dei musicisti settecenteschi Giuseppe e Francesco Avossa, paese di antica origine, e nell'età moderna importante nodo di comunicazioni con Cosenza (oggi facilmente raggiungibile, col treno o con l'auto, in una ventina di minuti) e frequentato centro turistico, ove, specialmente d'estate, si svolgono numerose manifestazioni culturali. Non si può prescindere da una visita al grande Santuario-Basilica di S. Francesco : esso presenta una facciata barocca del sec. XVII, sulla preesistente costruzione di tradizione gotica (sec. XV), la cappella Spinelli (o "S. Francesco") del 1595, con pala d'altare attribuita in parte al fiammingo d'Errico, il chiostro interamente affrescato (sec. XV), la ricca biblioteca monastica (1778), e numerose opere d'arte, come la "Madonna degli Angeli" di Jacobello d'Antonio (sec. XV), la croce processionale d'argento (fine sec. XV), la serie di lastre d'ardesia con i "Miracoli", di Andrea Lilio (sec. XVI), il "San Michele Arcangelo" del Pascaletti (1750), statue del '700 in marmo, coro ligneo del '600 di artigiani locali, il busto del Santo, opera di argentieri meridionali del sec. XVI, oggetto in tempi recenti di furto sacrilego, e sostituito con copia: esso viene portato nella grande "processione a mare" del 2 aprile. Altri monumenti meritano comunque una visita: la Chiesa della Annunziata (sec. XV su preesistenze), con tavola (1580) del pittore fiammingo Hendriskz e altre opere d'arte; la Chiesa di S. Caterina con portale florense del 1493;nella centrale Piazza del Popolo, con la bella fontana e la torre dell'orologio con portico, seicentesche, la porta di S. Francesco (sec. XVIII), la Chiesa della Madonna di Montevergine (sec. XVIII) con lo scenografo prospetto barocco di scalpellini locali su disegni di Niccolò Ricciulli (attribuzione: Mario Borretti);
Sul vicino corso Garibaldi, la barocca Chiesa del SS. Rosario (1615), con coevo altare marmoreo ed importante organo del 1888 di Pacifico Inzoli; la Chiesa di Sotterra ove si sono rinvenuti affreschi bizantineggianti (sec. XVII) e fonte battesimale ancora più antica; la Chiesa dei Cappuccini o Cimitero, con polittico del napoletano F. Santafede (sec. XVII) e sculture, i ruderi del castello aragonese (torre cilindrica) e della medievale torre quadrata costiera, presso la stazione ferroviaria. Per tornare a Cosenza si seguirà la S.S. 107, sul moderno tracciato che, pur veloce, offre belle prospettive panoramiche, dall'alto dei costoni della serra della Palombara (nelle giornate più limpide è possibile scorgere lo Stromboli). Gli amanti della quiete potranno seguire il più tortuoso tracciato della vecchia S. S. 107, che transita per il valico della Crocetta, immerso tra boschi di faggi e castagni. Le due vie ricongiungono, poco dopo S. Fili (m. 550, ab. 2.511), e poco più giù conviene imboccare, per un breve tratto, l'A3, allo svincolo Cosenza-Nord, a meno che si debbano raggiungere altre zone della città, servite da due superstrade, ormai urbane, e dalle numerose strade di Cosenza-Nord e Rende.
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Degni di nota, inoltre, il castello (sec. XVII, già dei Mendoza e su costruzione più remota), come al solito in via di progressivo disfacimento (anche per vandalismo, privato e pubblico), la Chiesa di S. Chiara (sec. XVI; purtroppo quasi sempre chiusa) con tele ed opere d'arte in legno dovute a settecenteschi come Solimena, Simonelli, Castellano, la Chiesa Madre (vicina ad un'antica porta), con portali del sec. XVII, tele di Nicola Menzele e la tavola "Madonna" del Negroni, la Chiesa di S. Francesco di Paola (sec. XVII) con lapide sepolcrale degli Alarçon y Mendoza, i resti della cinta muraria, palazzi feudali del XVI-XVII sec. (Pignatelli, Zupi, Mazzarone, Lancilotta, etc.), e bellissimi panorami; immediatamente a monte dell'abitato, verso la stradina che conduce all'Abbazia, che dista circa 4 Km., la Chiesa del Carmine (sec. XIV). S. Lucido (m. 60, ab. 5931), altra località turistica molto frequentata, anche per le varie possibilità di svago dell'estate, vanta un remoto passato, come comprovano i resti di una necropoli e di costruzioni romane venuti alla luce in località Pietralonga (o Palazzi) 2 Km. a sud del paese, e "San Cono", e l'utilizzazione, nei secoli passati, quale importante porto. Nell'abitato, il piccolo centro storico è dominato dai ruderi del vetusto castello (in cui nacque il celebre cardinale Fabrizio Ruffo, 1744-1827), con torre e ponte d'ingresso (sec. XIV). A fianco, la Chiesa di S. Giovanni Battista (sec. XVII), con sarcofago marmoreo dell'800, recentemente restaurata, così come la Chiesa dell'Annunziata (sec. XIV-XV), situata all'entrata nord dell'abitato: essa fu pure Convento dei Minori Osservanti, e la sua abside serba strutture originarie, visibili anche in altri punti dell'edificio, come nell'ingresso a sinistra del portale principale (aragonese); interessanti, alcune sculture di scuola siciliana (sec. XV-XVI). Nei pressi della stazione, una poco nota fortificazione sette-ottocentesca; ancora nel territorio, la torre cinquecentesca, dotata di loggette e merlature a gigli, detta Casino dei Rossi. Si è quindi a Paola (m. 94, ab. 16.651), terra natale del Santo Francesco (1416-1507) e dei musicisti settecenteschi Giuseppe e Francesco Avossa, paese di antica origine, e nell'età moderna importante nodo di comunicazioni con Cosenza (oggi facilmente raggiungibile, col treno o con l'auto, in una ventina di minuti) e frequentato centro turistico, ove, specialmente d'estate, si svolgono numerose manifestazioni culturali. Non si può prescindere da una visita al grande Santuario-Basilica di S. Francesco : esso presenta una facciata barocca del sec. XVII, sulla preesistente costruzione di tradizione gotica (sec. XV), la cappella Spinelli (o "S. Francesco") del 1595, con pala d'altare attribuita in parte al fiammingo d'Errico, il chiostro interamente affrescato (sec. XV), la ricca biblioteca monastica (1778), e numerose opere d'arte, come la "Madonna degli Angeli" di Jacobello d'Antonio (sec. XV), la croce processionale d'argento (fine sec. XV), la serie di lastre d'ardesia con i "Miracoli", di Andrea Lilio (sec. XVI), il "San Michele Arcangelo" del Pascaletti (1750), statue del '700 in marmo, coro ligneo del '600 di artigiani locali, il busto del Santo, opera di argentieri meridionali del sec. XVI, oggetto in tempi recenti di furto sacrilego, e sostituito con copia: esso viene portato nella grande "processione a mare" del 2 aprile. Altri monumenti meritano comunque una visita: la Chiesa della Annunziata (sec. XV su preesistenze), con tavola (1580) del pittore fiammingo Hendriskz e altre opere d'arte; la Chiesa di S. Caterina con portale florense del 1493;nella centrale Piazza del Popolo, con la bella fontana e la torre dell'orologio con portico, seicentesche, la porta di S. Francesco (sec. XVIII), la Chiesa della Madonna di Montevergine (sec. XVIII) con lo scenografo prospetto barocco di scalpellini locali su disegni di Niccolò Ricciulli (attribuzione: Mario Borretti);
Sul vicino corso Garibaldi, la barocca Chiesa del SS. Rosario (1615), con coevo altare marmoreo ed importante organo del 1888 di Pacifico Inzoli; la Chiesa di Sotterra ove si sono rinvenuti affreschi bizantineggianti (sec. XVII) e fonte battesimale ancora più antica; la Chiesa dei Cappuccini o Cimitero, con polittico del napoletano F. Santafede (sec. XVII) e sculture, i ruderi del castello aragonese (torre cilindrica) e della medievale torre quadrata costiera, presso la stazione ferroviaria. Per tornare a Cosenza si seguirà la S.S. 107, sul moderno tracciato che, pur veloce, offre belle prospettive panoramiche, dall'alto dei costoni della serra della Palombara (nelle giornate più limpide è possibile scorgere lo Stromboli). Gli amanti della quiete potranno seguire il più tortuoso tracciato della vecchia S. S. 107, che transita per il valico della Crocetta, immerso tra boschi di faggi e castagni. Le due vie ricongiungono, poco dopo S. Fili (m. 550, ab. 2.511), e poco più giù conviene imboccare, per un breve tratto, l'A3, allo svincolo Cosenza-Nord, a meno che si debbano raggiungere altre zone della città, servite da due superstrade, ormai urbane, e dalle numerose strade di Cosenza-Nord e Rende.
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Itinerario Locri – Gerace – Mammola
Dalla SS Jonica 106-E90 si giunge a Locri antica città, fondata dai Greci sette secoli prima di Cristo, ricordata come patria di Zaleuco, Nosside, Timeo. Tutto intorno al suo territorio sono disseminate piccole e grandi aree archeologiche. Da visitare il Tempio ionico di Marasà, il Teatro greco-romano, la Necropoli, Antiquarium e il Museo privato Casa Scaglione.La città di Locri Epizefiri è stata fondata da coloni provenienti dalla Grecia centrale, intorno al ‘700 a.C., presso il Capo Zefirio (attuale Capo Bruzzano); per le sue peculiarità è stata una delle principali città (polis) della Magna Grecia. Ancora oggi, la città si distingue per l’abbondanza di fonti documentali e di ritrovamenti archeologici, nonché per l’attività legislativa di Zaleuco, autore del codice più antico del mondo greco, espressione di una struttura sociale di impronta rigidamente aristocratica.All’esterno della cinta muraria, ai margini dell’area urbana, si estendono le necropoli, con un’organizzazione spaziale che evidenzia la chiara separazione tra la “città dei vivi” e la “città dei morti”.Nell’area archeologica, in contrada Marasà, si trovano, la maggior parte dei reperti rinvenuti durante le varie campagne di scavo, i templi, il teatro, le mura, il quartiere degli artigiani (Centocamere) ed il Museo Nazionale di Locri Epizefiri.Proseguendo lungo il litorale giungendo a Locri si devia sulla Strada Statale 111, si giunge al centro storico di Gerace, posto tra le due vallate dei fiumi Novito e Gerace, cittadina di grande interesse per il suo patrimonio artistico: la maggiore attrattiva è la grandiosa Cattedrale normanna; altri edifici sacri meritevoli di una visita sono la Chiesa bizantina di San Giovannello, la medievale Chiesa di San Francesco con i resti del convento e il Castello del XII secolo, i palazzi nobiliari e le porte d’accesso.L’antichissimo centro bizantino – normanno è un modello dell’architettura urbana calabrese con il suo notevole patrimonio artistico conservato all’interno della sua Cattedrale, oltre che in tutte le chiesette del paese. Nella parte alta, si trova l'imponente Castello, oramai ridotto allo stato di rudere. La struttura urbana, tipicamente medievale.
Monumenti: Il Castello (periodo bizantino). Le porte in tutto la città di Gerace contava ben dodici porte di cui otto non esistono più e di qualcuna di esse è difficile indicare oggi il preciso sito, quattro esistono tuttora e sono: la porta maggiore, la porta del sole, la porta di S. Lucia e la porta dei vescovi; Le Porte urbiche aprentesi direttamente nelle mura erano: la Porta del Còfino, la Porta del Ponte, la Porta Maggiore o del Borghetto, la Portella o Porta della Piana, la Porta di Santa Barbara, la Porta della Siderìa. Monumento ai Cinque Martiri (eretto nel 1931, ricorda i martiri fucilati nel 1847 dai soldati borbonici). Monumento ai caduti della guerra del 1915/18 (posto sul piazzale intitolato ai cavalieri di Vittorio Veneto di fronte ai ruderi dell'antico castello).Chiese: La Cattedrale, Chiesa di San Francesco d’Assisi, Chiesa San Giovannello, Chiesa Sacro Cuore, Chiesa di San Giorgio, Chiesa dell’Annunziatella, Chiesa dell’Addolorata, Chiesa di S. Anna, Chiesa di Santa Caterina, Chiesa di Santa Maria del Mastro, Chiesa del Carmine e di Monserrato, Chiesa di San Giovanni Battista, Chiesa dei Cappuccini, Chiesa della Madonna di Prestarono.Dopo la visita di Gerace si ritorna a Locri per prendere la SS Jonica 106-E90 direzione Catanzaro, dopo aver attraversato Siderno si imbocca la S.G.C. Jonio-Tirreno (Gioiosa-Rosarno) per visitare Mammola, centro d’arte, turistico e gastronomico, ricco di storia e tradizioni, che conserva l’impianto medievale sulla quale sono leggibili gli interventi successivi nei quali si inseriscono alcuni manufatti sei-settecenteschi notevoli di memoria. Molti degli edifici conservano le parti antiche e l’apparato decorativo sei-settecentesco. Da vedere la Chiesa di San Filippo Neri, il Palazzo Del Pozzo, il Palazzo del Baglio (XVI sec.), la Chiesa del Carmine, la Chiesa dell’Annunziata, Casa Ruso, Casa Tarantino, Palazzo Florimo (XVII), Palazzo Spina, la Fontana della Pace, la Chiesa Matrice dove si trovano le reliquie di San Nicodemo, Palazzo Ferrari (XVIII), la Grangia Basiliana di San Biagio, il Santuario di San Nicodemo alla Limina del sec.X e il rinomato Parco Museo Santa Barbara, meta tutto l’anno di centinaia di artisti e migliaia di turisti di tutte le parti del mondo.
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Monumenti: Il Castello (periodo bizantino). Le porte in tutto la città di Gerace contava ben dodici porte di cui otto non esistono più e di qualcuna di esse è difficile indicare oggi il preciso sito, quattro esistono tuttora e sono: la porta maggiore, la porta del sole, la porta di S. Lucia e la porta dei vescovi; Le Porte urbiche aprentesi direttamente nelle mura erano: la Porta del Còfino, la Porta del Ponte, la Porta Maggiore o del Borghetto, la Portella o Porta della Piana, la Porta di Santa Barbara, la Porta della Siderìa. Monumento ai Cinque Martiri (eretto nel 1931, ricorda i martiri fucilati nel 1847 dai soldati borbonici). Monumento ai caduti della guerra del 1915/18 (posto sul piazzale intitolato ai cavalieri di Vittorio Veneto di fronte ai ruderi dell'antico castello).Chiese: La Cattedrale, Chiesa di San Francesco d’Assisi, Chiesa San Giovannello, Chiesa Sacro Cuore, Chiesa di San Giorgio, Chiesa dell’Annunziatella, Chiesa dell’Addolorata, Chiesa di S. Anna, Chiesa di Santa Caterina, Chiesa di Santa Maria del Mastro, Chiesa del Carmine e di Monserrato, Chiesa di San Giovanni Battista, Chiesa dei Cappuccini, Chiesa della Madonna di Prestarono.Dopo la visita di Gerace si ritorna a Locri per prendere la SS Jonica 106-E90 direzione Catanzaro, dopo aver attraversato Siderno si imbocca la S.G.C. Jonio-Tirreno (Gioiosa-Rosarno) per visitare Mammola, centro d’arte, turistico e gastronomico, ricco di storia e tradizioni, che conserva l’impianto medievale sulla quale sono leggibili gli interventi successivi nei quali si inseriscono alcuni manufatti sei-settecenteschi notevoli di memoria. Molti degli edifici conservano le parti antiche e l’apparato decorativo sei-settecentesco. Da vedere la Chiesa di San Filippo Neri, il Palazzo Del Pozzo, il Palazzo del Baglio (XVI sec.), la Chiesa del Carmine, la Chiesa dell’Annunziata, Casa Ruso, Casa Tarantino, Palazzo Florimo (XVII), Palazzo Spina, la Fontana della Pace, la Chiesa Matrice dove si trovano le reliquie di San Nicodemo, Palazzo Ferrari (XVIII), la Grangia Basiliana di San Biagio, il Santuario di San Nicodemo alla Limina del sec.X e il rinomato Parco Museo Santa Barbara, meta tutto l’anno di centinaia di artisti e migliaia di turisti di tutte le parti del mondo.
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