Scalea-Praia-Scalea (S. S. 18: Km. 21) (ore 1 e 45') (*)Scalea-Guardia (S. S. 18: Km. 48) (ore 3)Guardia-S. Marco (S. 238 + S. 533: Km. 30) (45')S. Marco-Cosenza (A3: Km. 47) (ore 2 e 30') La prima parte (*), che con un breve percorso porta a nord, prima di intraprendere il ritorno verso Sud e Cosenza, può essere eliminata, se è necessario ridurre la percorrenza. Il veloce balzo in direzione nord ci consente di arrivare quasi all'estremo confine occidentale della provincia di Cosenza, e di vedere l'isola di Dino, con le sue pittoresche grotte,e la bella torre di Fiuzzi (o di Capo Dino), facente parte delle oltre cento fortificazioni costruite in vista delle spiagge, dal XVI secolo, onde prevenire gli attacchi dei corsari, molte delle quali, anche se purtroppo mal conservate quando non ridotte a ruderi, punteggiando ancora oggi le coste calabre. Praia a Mare (m. 5, ab. 5.551), la remota Plaga Sclavorum fondata intorno al 610, offre un esempio di architettura religiosa rupestre, il Santuario di S. Maria della Grotta, luogo di ritrovamenti archeologici verificatisi anche in altre parti del territorio e relativi ai periodi paleolitico e neolitico. Ricordiamo, come curiosità, che la Chiesa del Santuario fa uso di una campana proveniente da una nave inglese naufragata presso l'Isola di Dino. Interessante la Rocca (forse del sec. XV, purtroppo inaccessibile perché privata) dominante la torre e l'Isola a sud dell'abitato. Ritornati indietro a Scalea, o partendo direttamente da essa, procedendo a sud sulla S. S. 18 si incontrano diversi luoghi degni di nota: Cirella (m. 20, ab. 1.300), dominata a mezza costa dalle rovine di "Cirella vecchia" (sec. XIII-XIV, abbandonata nel 1811), in una zona che mostra numerose tracce di antiche civiltà, da quella romana (Cirella era stazione della via consolare tirrenica) caratterizzata dal cosidetto "Mausoleo", a quella bizantina; Belvedere Marittimo (m. 150, ab. 8.821), situato a monte della "Marina", in prossimità della S. 105 che conduce a S. Agata d'Esaro: patria di S. Daniele, martire francescano di Ceuta (1227), col vasto castello Spinelli, di origine normanna ma ricostruito in epoca aragonese (torri cilindriche, portale d'ingresso, sormontato dal notevole stemma, e con resti del ponte levatoio e del rivellino d'accesso; di proprietà privata, è però aperto solo nei mesi estivi), la Chiesa di S. Maria del Popolo (circondata da costruzioni e negozi moderni) con tele di ottima scuola napoletana (sec. XVII-XVIII), quali quelle di Giovan Battista Lama, e la "Madonna con Bambino" in marmo (1500), e la Chiesa del Crocifisso col grandioso e spagnolesco "Cristo in Croce" ligneo del XVII secolo (per visitarla, rivolgersi all'abitazione sulla destra);
Sangineto (m. 333, ab. 1.513), nella cui marina, importante centro turistico, è il castello, dalle caratteristiche aragonesi ma di origine più remota, e comunque poco opportunamente adibito a ...discoteca. Continuando verso sud, si arriva a Guardia Piemontese (m. 514, ab. 1.467), così denominata in quanto venne fondata nel sec. XIII dagli esuli delle valli piemontesi del Chisone, di religione valdese. Essi, tenaci agricoltori, mantennero lingua, costumi e riti d'origine fino a che, intorno alla metà del sec. XVI, l'Inquisizione non scatenò contro di loro una "crociata", sterminando la maggior parte degli "ultramontani" di Guardia , (ove al "Porta del Sangue" ricorda il triste episodio), Montalto Uffugo, San Sosti, Vaccarizzo. Nell'abitato, la cui popolazione, benchè ormai ridotta, conserva tuttora gelosamente il dialetto ed i costumi propri della loro storia, resti della cinta muraria e del castello. Vicino alla "Porta", il Centro di cultura valdese, e nel centro storico un piccolo "Museo della civiltà contadina". Nella valle prospiciente la marina, sovrastata da un pittoresco picco chiamato "Dito del diavolo" si trova la migliore stazione termale della Calabria, che utilizza cinque sorgenti, con acque sulfuree tra le più apprezzate in Europa, e già note ed utilizzate sin dal XV secolo, per la cura delle malattie della pelle, orecchio, naso, gola, delle broncopatie, dell'osteoartrosi ed in ginecologia. Alle "Terme Luigiane" e nella marina, numerose manifestazioni ricreative e culturali contrassegnano l'estate. Da Guardia una superstrada di recente costruzione, e di buone caratteristiche panoramiche, sale sino a circa 1000 m. e supera la catena costiera, ricongiungendosi poi con la S. 533 e scendendo verso la valle del Crati. E' qui, che s'incontra S. Marco Argentano(m. 430, ab. 7.813), l'antica Argentanum pre-romana ricordata da Tito Livio ed intitolata poi all'evangelista Marco, suo patrono, caposaldo della dominazione normanna, eretta in diocesi nel secolo XI (unita nel 1818 a quella di Bisignano ed oggi sede arcivescovile cui fa capo Scalea). Sull'abitato si erge la torre detta "di Dragone Normanno" che, però, seppure risalente al sec. XI, si presenta nella forma più tarda, dovuta ai Sanseverino di Bisignano (sec. XV) il cui stemma (ormai consunto e non più leggibile) si ritiene sormonti il portale d'ingresso.
Il manufatto, classico "dongion" collegato, forse da ponte levatoio, al rivellino, è ben conservato e merita una visita (la chiave si trova presso il Comando dei VV.UU., disponibili con grande cortesia) all'interno che si sviluppa su tre piani ed i sotterranei, con una scala circolare nella parete esterna ed ambienti ancora dotati dei tipici "servizi" medievali. Anche la Cattedrale è di impianto normanno (ma ne conserva solo la cripta medievale): vi sono custoditi una croce reliquario in argento, a rilievi bizantineggianti, di arte forse abbruzzese (o, secondo alcuni, locale) del sec. XIV, probabilmente proveniente dall' Abbazia di S. Maria della Matina , ed un dipinto su tavola raffigurante S. Nicola di Bari, di anonimo, forse locale, dallo spiccato gusto catalano (sec. XV). Una breve visita alla Chiesa della Riforma, originaria del XIII secolo e poi modificata secondo lo schema monastico di Val di Crati, rivela interessanti affreschi dei sec. XIV-XVII, parti di un polittico del Negroni (1553), un dipinto "Madonna con Bambino e Santi" di incerta attribuzione (sec. XVII ?), e, nella sacrestia, pregevoli intagli lignei di frà Gennaro da Bonifati e frà Giuseppe da Grimaldi (sec. XVIII). Nel paese si svolgono varie manifestazioni in agosto e settembre, con mostre di prodotti agricoli. Scendendo verso la valle, a circa quattro chilometri da S. Marco, in una doppia curva si trova la frazione "La Matina", dove in un nucleo di abitazioni rurali è sita l'Abbazia di S. Maria (proprietà famiglia Valentoni), di rilevante interesse malgrado le modifiche apportate nel tempo. Fondata intorno al 1060 dal sovrano normanno Roberto il Giuscardo per i monaci benedettini, vi dimorò Urbano II nel 1093; passò poi ai cistercensi, che la ricostruirono dopo il terremoto del 1184 in perfetto stile monastico-ogivale, con caratteristici elementi borgognoni (i monaci della Sambucina la occuparono verso il 1220). Si accede alla chiesa da un ingresso archiacuto, ed attraverso un atrio coperto a piccole volte a crociera, sorrette da colonne a fascio, e dotato di porte con lunette decorate, il tutto, però, malauguratamente ridipinto a vivaci colori; da qui si passa al grande cortile, con resti di affreschi, su cui s'apriva il chiostro, ormai crollato, e dal quale si entra nella suggestiva aula capitolare, cui recenti restauri hanno restituito la severa bellezza gotica, impreziosita da straordinarie colonne a fascio e da finissimi capitelli a fiori e foglie, finestroni bislunghi e portali ogivali, mensoloni collegati da una decorativa cornice modanata. Sono presenti, anche, buone tele di scuola napoletana. L'autostrada per Cosenza può infine essere raggiunta proseguendo sulla S. 533 ed entrando per lo svincolo di Tarsia, o, per chi non gradisse molto la tortuosità di questo percorso (peraltro breve), continuando a sinistra in modo da imboccare lo svincolo di Spezzano Terme, circa 5 km. più a nord del precedente.
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